#Hashtag (tracce)

Come sarebbe stato il loro destino se avessero scoperto prima l’arte della danza, della recitazione e l’ambiente del teatro. Anche in carcere si può creare “bellezza”, lo dimostrano questi ragazzi che malgrado tutto cercano di tirar fuori con un sorriso la loro creatività. Ho seguito per mesi le prove dello spettacolo ideato dalla coreografa di fama internazionale Giorgia Maddamma ed ho cercato di documentare il lavoro e l’impegno dei detenuti prima della performance in un teatro “vero” evidenziando i loro stati d’animo e le loro emozioni. Fabio Serino

Il termine tracce denota solitamente un segno, un’orma o una scia; lasciare una traccia di sé è una delle aspirazioni di ogni essere umano. Passare alla storia, raggiungere fama durevole oltre il breve arco dell’esistenza, affidare l’anima alla memoria dei posteri come surrogato dell’immortalità. Il nostro stesso corpo è la rappresentazione della nostra storia, porta dentro di sé le tracce del nostro passato, dei vissuti trascorsi. Il linguaggio del movimento esprime la purezza del nostro essere. Attraverso il linguaggio artstico racconteremo storie di ognuno dei partecipanti, trasformandole in tracce musicali e di movimento, e con il supporto dell’arte della scultura punteremo a “visualizzare” la nostra storia e renderla eterna. Il vero tema che si voluto trattare, è il raggiungimento dell’universo interiore dei detenuti, universo tutto da scoprire e da far affiorare, al fine di condurli a descrivere il proprio mondo in maniera personale e rendere la loro visione una visione universale e teatrale. Giorgia Maddamma